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Obsolescenza: Formati di file e SoftwareIntroduzione Anche se certe specifiche di formato sono per la maggior parte indipendenti da software specifici (ad esempio i codici ASCII e Unicode), molte sono legate a singoli o a gruppi di software. Il software e la specifica di formato corrispondente si evolvono, di solito, di pari passo e il destino di ognuno è spesso legato a quello dell'altro. È perciò opportuno affrontare il tema dell’obsolescenza dei software insieme a quello dell’obsolescenza dei formati di file. Cosa contiene una specifica di formato?
Quali fattori contribuiscono all’obsolescenza dei formati di file?
Perché i formati di file rappresentano una sfida per la conservazione digitale? La maggior parte dei software vengono aggiornati regolarmente. Anche se la maggior parte dei software possono leggere file creati con la versione precedente o perfino con quella precedente ancora, la capacità di leggere versioni più vecchie è spesso eliminata. I file che non sono stati fatti migrare possono risultare illeggibili per la versione più recente del software, e le versioni più vecchie del software possono non essere più disponibili o possono non girare più su un computer recente o nella versione attuale del sistema operativo. Inoltre, a causa della complessità e della natura dinamica di molti formati di file, può essere estremamente complesso sapere se un file convertito in un altro formato (o a una versione più recente dello stesso formato) abbia conservato tutte le sue caratteristiche e funzionalità. Certi formati di file sono meno vulnerabili di altri all’obsolescenza?Ogni software può diventare obsoleto: allo stesso modo ogni formato di file utilizzato da tale software è altrettanto vulnerabile. A prima vista, può sembrare che i file utilizzati da un software stabile (vale a dire soggetto a pochi cambiamenti) siano meno a rischio di obsolescenza, e questo è vero, per lo meno a breve termine. Ma un software che non si evolve diventa inevitabilmente obsoleto esso stesso, poiché non si adatta all’evoluzione generale dell’ambiente informatico (architettura delle CPU, sistemi di sviluppo, sistemi di codifica, protocolli di trasferimento dati) in cui deve funzionare. Gli utenti devono perciò fare attenzione ai formati di file che si evolvono rapidamente o che invece ristagnano, poiché, gli uni come gli altri, sono a rischio di obsolescenza. Per poter decodificare un vecchio formato di file, è necessario poter accedere alle specifiche di questo formato. Di conseguenza il grado di controllo esercitato dall’autore di una specifica di formato sulla sua pubblicazione ha un impatto notevole sulla vulnerabilità all’obsolescenza di tale formato. Le specifiche vengono di solito classificate nelle tre categorie seguenti. — Le specifiche proprietarie chiuse corrispondono ad alcuni dei più duraturi e famosi software presenti sul mercato. Tuttavia, questi tendono ad evolversi rapidamente ed a essere declinati in numerose versioni per i diversi ambienti informatici, con una retrocompatibilità limitata. Di fatto, la tentazione di non offrire sul mercato una buona retrocompatibilità è piuttosto forte, visto che la necessità di condividere i file costringe tutti gli utenti, compresi quelli che vorrebbero continuare ad utilizzare una versione più vecchia, ad adottare la versione più recente. I venditori commerciali devono proporre regolarmente nuove versioni dei loro software, con nuove funzionalità e nuove caratteristiche, in modo che gli utenti siano invogliati ad acquistarle e siano così una fonte costante di reddito per i produttori.
Sfortunatamente l’esperienza mostra che nemmeno le specifiche delle più vecchie versioni di formati di file ritirate dal mercato già da molto tempo sono mai state rilasciate. Inoltre, come è lecito aspettarsi, i formati di file proprietari e chiusi sono interpretati nel modo migliore dai software che li hanno prodotti. Di conseguenza questi formati sono i più vulnerabili all’obsolescenza, a causa di un doppio rischio: l’evoluzione rapida delle specifiche e l’essere vincolati ad un solo prodotto o a una sola ditta. Inoltre, un software molto popolare, può diventare in breve tempo meno popolare o perfino essere dimenticato. Assistiamo a un forte consolidamento del settore del software commerciale e molti prodotti sono spariti a seconda delle fusioni e delle acquisizioni. Altri hanno perso la battaglia della concorrenza contro prodotti più efficienti o meglio pubblicizzati. — Certi formati proprietari presentano meno rischi perché la loro specifica viene pubblicata, permettendo così alle altre ditte (e alle organizzazioni non commerciali) di produrre software che li possano leggere. Tuttavia accade che certe ditte cambino idea a proposito della pubblicazione della loro specifica di formato. Ad esempio, la specifica di formato immagine DjVu è rimasto aperta per un po’ ma, in seguito, il suo proprietario ha deciso di modificarla e di chiuderla al pubblico.
La maggior parte delle specifiche di formato proprietarie ma aperte sono tuttavia vulnerabili ai capricci delle leggi di mercato. Possono essere abbandonate in modo arbitrario o per motivi commerciali.
— Le specifiche pubbliche prodotte da enti internazionali di standardizzazione sono estremamente sicure dal punto di vista della loro accessibilità a lungo termine. Di solito partecipano alla stesura degli standard rappresentanti di numerosi e diversi enti: questo contribuisce a far sì che gli standard rispondano alle necessità di una molteplice varietà di utenti e non siano legati a singoli interessi economici. Il gran numero delle persone che partecipa alla stesura di questi standard favorisce inoltre una riconoscibilità generale al momento dell'uso. La retrocompatibilità con gli standard precedenti è di solito una priorità e non vengono fatte pressioni di natura commerciale per renderle obsolete in fretta. D’altro canto non tutti i formati standard rappresentano la scelta migliore. Per ridurre il rischio di obsolescenza, uno standard deve essere massicciamente adottata sia dagli utenti che dai programmatori, e questo non sempre accade.
Scegliere il formato di file meno a rischio, per quanto possibile, d’obsolescenza
Alcuni formati, in particolar modo quelli obsoleti, non possono essere convertiti in formati meno vulnerabili senza una qualche perdita di fedeltà. Se il software originale non è disponibile, può essere impossibile determinare il grado di perdita. Stanno nascendo alcune risorse per valutare le possibilità di migrazione. Il database PRONOM può aiutare a determinare se, per un vecchio formato di file, esista una possibilità di migrazione grazie a una versione più recente o di un tool specializzato per la conversione. Tuttavia non dà ancora molti dettagli sull’invarianza [invariance]: non è cioè possibile conoscere quanto il file “migrato” sia simile all’originale per quanto riguarda l’apparenza e la funzionalità. Il Rapporto di Lawrence et al. “Risk Management of Digital Information: A File Format Investigation” affronta gli effetti della migrazione sull’integrità dei file e può servire a valutare un processo di migrazione. Il metodo INFORM ha per scopo di misurare la durata di conservazione dei formati digitali. Soltanto mettendo attentamente a confronto quanto entra e quanto esce, è possibile valutare i rischi e le perdite. Questo metodo proattivo e informato di gestione dei rischi è probabilmente più sicuro che “aspettare e vedere cosa succede”. Quest’ultimo atteggiamento potrebbe causare perdite catastrofiche. Se non è possibile fare la migrazione tramite software, se il software originale è disponibile ma non funziona più nei computer recenti, è possibile invece recuperare i vecchi file grazie ad un emulatore. Un emulatore funziona in un sistema recente ma riproduce un ambiente più vecchio in cui il vecchio software può girare. Questo permette per lo meno di leggere i file e di convertirli in un formato di scambio e, da questo, in un formato recente.
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